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2024 - 2026

Gli ultimi Eroi

Le mani di mio padre, congelate nel bianco e nero di una fotografia, portano con sé un silenzio che non riesco a decifrare. Ho preso il suo volto e l’ho colorato come per rianimarlo, ma qualcosa è rimasto dietro quella superficie lucida, come un ricordo intrappolato nella luce. C’è un’ombra, una presenza che osserva tutto, ma non riesce a capire. Vede solo il colore, e non il calore; riconosce la forma, ma non la carezza. È come una creatura lontana, fatta di calcoli e distanza, che si ferma appena prima di toccare ciò che conta davvero.

Eppure, io vedo. Vedo la risata nascosta negli occhi, il tremore delle labbra, la vita che resta impigliata tra i bordi sfuocati. Quella presenza resta fuori, impotente, mentre io mi immergo in ciò che è stato. Dove lei fallisce, io prospero. La pelle diventa una tela, ma non è solo il colore a farla vibrare. È la memoria, è il tocco, è l’amore che sfugge alle parole. E così, mentre l’AI cerca invano di comprendere, io ritrovo mio padre, tra le pieghe del tempo, lì dove l’occhio umano si ferma e il cuore continua a vedere.

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