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On impermanence (2013)

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Luoghi distrutti che sono pronti ad essere nuovo terreno per nuove costruzioni, per la creazione di quello che dovrebbe essere il futuro.
Futuro che in Cina appare come negazione e cancellazione del passato.
Paesaggi per noi Italiani sconvolgenti, noi che siamo il popolo dei restauri della conservazione, del passato storico, del Colosseo.
Il viaggio in Cina ha prodotto una serie di osservazioni sul perché e credo di aver trovato la risposta nel titolo, On impermanence, quella impermanenza buddista che noi, pur figli della cultura greca del “panta rei”, abbiamo in maniera presuntuosa dimenticato.
Trovarsi di dentro a scenari di questo tipo mi ha riportato alla mente le parole del Buddha sulla meditazione. “Il meditatore si sofferma ad osservare il fenomeno del sorgere… si sofferma ad osservare il fenomeno del passare… si sofferma ad osservare il fenomeno del sorgere e passare.” Si ha la sensazione di vedere insieme il passare e il sorgere; di fronte a un mondo in mutamento, a un mondo che si costruisce sulle macerie del passato cade ogni convinzione dell’uomo occidentale sul possesso.
Nonostante il mio essere Italiano e il capire quanto profondamente la conservazione di un bene architettonico sia fondamentale come testimonianza di un periodo storico-culturale, comprendere il perché di un atteggiamento, ai nostri occhi, superficiale, è stata un importante lezione di vita.
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